Interno 2A: la materializzazione di un sogno

Un vecchio appartamento di famiglia inserito in una scarna edilizia degli anni ’60, posta lungo la via principale di un piccolo comune ai margini della città: è questo il luogo scelto da una giovane famiglia per materializzare il proprio sogno di “casa”.
Un progetto nato da un fecondo scambio d’idee tra architetto e committenza, che prende il via dalla loro chiara intenzione di una ristrutturazione totale che possa rivoluzionare l’esistente adeguandolo alle nuove esigenze ma, che lasci tracce dell’impianto di distribuzione originario, quasi a voler salvare almeno in parte i ricordi che legano i proprietari a quel luogo.
Si tratta di una pianta a “L” di circa 127 mq, dove vengono ben distinte una zona notte e una zona giorno.
La prima è la parte che subisce solo una regolarizzazione, rimodulando la dimensione degli ambienti, eliminando la cucina e inserendo la cabina armadio, ma lasciando pressoché invariato il lungo corridoio che caratterizzava l’appartamento, un vincolo imposto, che mi spinge a destinare in quello spazio, originariamente da me osteggiato, gli interventi più scenici del progetto, trasformando una zona di passaggio in un percorso di suggestioni.
Un paziente lavoro di ridistribuzione delle funzioni convince la committenza ad accettare una rivoluzione più radicale per la zona giorno, consentendomi di trovare lo spazio necessario per un nuovo bagno, uno studio e la lavanderia.
Un unico ambiente di circa 50 mq è il fulcro della zona giorno, dove una quinta attrezzata diventa l’elemento che consente la coesistenza in un unico spazio del salone e della cucina, permettendomi di rispondere alla richiesta di schermare la cucina e la zona pranzo dall’ingresso.
E’ intorno a questo spazio multifunzione che si aprono i nuovi ambienti di servizio e una camera jolly, oggi destinata a studio ma pronta a trasformarsi in una terza camera in caso di necessità. Il nuovo bagno è concepito secondo le specifiche esigenze dettate dalla committenza, con l’inserimento di una vasca e diversi arredi su misura.
Estrema attenzione è destinata alla lavanderia, spesso considerata uno spazio marginale, che qui assume un ruolo fondamentale, racchiudendo in pochi mq necessità di ordine e praticità. La pavimentazione, composta alternando grandi lastroni grigio scuro della Cotto d’Este e parquet industriale in doussiè, è la base su cui si cerca di costruire un interno volutamente lontano dalle tendenze del minimalismo.
Ecco, che il battiscopa si trasforma in uno spesso basamento grigio scuro su cui si poggiano le pareti bianche, dove a spot si ritrovano “azzardate” carte da parato che diventano forti elementi distintivi degli ambienti.
La folgorazione per i materiali firmati da Patricia Urquiola per Mutina, scelti per rivestire i bagni e la cucina, sono l’occasione per arricchire e caratterizzare gli ambienti.
Un incarico che si è rivelato una splendida occasione di progettazione d’interni, dove grazie ad una buona sintonia tra le parti, nulla è stato lasciato al caso e ogni singola scelta si è basata su un equilibrio tra le mie idee progettuali e le necessità ed i gusti della committenza, avendo ben chiaro l’obiettivo di restituire dignità a un vecchio appartamento di famiglia.


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Progettista: Arch. Nicola Liquori
Brand: Mutina, Gessi, Cotto d’Este, Teuco e Ce.Si.

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